Scritto da 8:50 am Verona, Attualità, Cultura

Castelvecchio si racconta: il museo incontra il digitale

Verona (lunedì, 15 dicembre 2025) — A Verona la tecnologia entra nei musei in punta di piedi, senza disturbare le opere e senza rubare la scena. Lo fa con due strumenti nuovi, pensati non per stupire, ma per accompagnare: una webapp dedicata alla visita del Museo di Castelvecchio e un video-documentario che intreccia arte, cibo e identità cittadina. Due modi diversi di raccontare lo stesso patrimonio, entrambi nati dall’idea che la conoscenza, quando è condivisa, diventa più duratura.

di Valeria Russo

Il progetto nasce dall’incontro tra i Musei Civici del Comune di Verona e il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università, una collaborazione che ha messo insieme competenze lontane solo in apparenza. Qui l’agroalimentare dialoga con le arti figurative, la ricerca scientifica incontra le nuove tecnologie, il passato smette di essere un recinto chiuso e diventa materiale vivo, capace di parlare al presente. Più che un prodotto finito, è un processo che ha generato relazioni: tra curatori, personale scientifico, ricercatori universitari. Legami destinati, nelle intenzioni, a produrre altri esperimenti e altre contaminazioni.

Il lavoro si inserisce nel quadro del progetto PNRR iNEST, pensato per estendere gli effetti della digitalizzazione ai settori strategici del Nord-Est, dal turismo alla cultura, fino all’alimentazione. All’interno di questo ecosistema, l’Università di Verona coordina un’area dedicata all’agroalimentare intelligente, dove sostenibilità e innovazione non sono slogan, ma oggetti di studio. Ed è proprio lungo questo crinale che prende forma il percorso di citizen engagement rivolto al territorio veronese, con progetti che tengono insieme musei, patrimonio artistico e cultura del cibo.

La webapp di Castelvecchio propone un modo diverso di attraversare il museo e l’allestimento di Carlo Scarpa. Basta un QR code per aprire contenuti in italiano e in inglese, approfondimenti, letture multiple degli spazi e delle opere. In alcuni casi entra in gioco anche la realtà aumentata, pensata come strumento leggero e accessibile, capace di coinvolgere pubblici diversi senza trasformare la visita in un videogioco. L’idea è quella di una fruizione stratificata, in cui ciascuno possa scegliere il proprio livello di immersione, secondo una visione che rispecchia le più recenti indicazioni internazionali sull’interpretazione del patrimonio.

Accanto alla webapp, il video-documentario Rosso come il vino, bianco come il pane accompagna lo spettatore dentro le collezioni civiche veronesi seguendo un filo tematico preciso: la rappresentazione del cibo e del vino nell’arte. Le immagini, le voci, le riflessioni costruiscono un racconto che non si limita alla storia dell’arte, ma dialoga con questioni molto contemporanee come la sostenibilità, la produzione alimentare e il rapporto tra territorio e identità. Un viaggio visivo disponibile online, che estende il museo oltre le sue mura.

La collaborazione tra Comune e Università non si è fermata qui. Lo stesso percorso ha aperto una riflessione sui cibi del futuro, affrontata attraverso incontri pubblici e laboratori ospitati al Museo di Storia Naturale. Occasioni di confronto aperte alla cittadinanza, ma pensate anche per chi lavora nella didattica, per discutere insieme di sostenibilità alimentare, ricerca scientifica e scelte quotidiane.

Presentati con il contributo di studiosi, curatori e responsabili istituzionali, questi progetti raccontano una direzione chiara: il museo come luogo di connessione, non solo di conservazione. Uno spazio in cui il sapere non resta fermo, ma circola, si aggiorna, si lascia interrogare dal presente.

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Last modified: Dicembre 15, 2025
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