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Macchine precise, gesti umani: come cambia la cura oncologica a Negrar

Verona (mercoledì, 29 gennaio 2026) — La parola robotica, messa accanto alla parola cancro, rischia sempre di suonare fredda, metallica, distante. E invece a Negrar, al Cancer Center del Sacro Cuore Don Calabria, succede il contrario: più le macchine diventano sofisticate, più il percorso di cura prova a farsi umano. Il bilancio del 2025, presentato alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro, racconta una struttura che cresce nei numeri e cambia nel modo di stare accanto alle persone.

di Valeria Russo

Nel corso dell’anno appena concluso oltre 18.000 pazienti oncologici hanno scelto Negrar per il proprio percorso di cura. Un aumento costante, che segna un più 4 per cento rispetto all’anno precedente, e che si traduce in ricoveri, interventi, decisioni condivise. I casi più complessi, quasi millecinquecento, sono stati discussi collegialmente dai gruppi multidisciplinari, dove la cura smette di essere una linea retta e diventa un lavoro corale. La chirurgia ha mantenuto un ritmo intenso, con 2.600 interventi oncologici che attraversano quasi tutte le specialità, dall’urologia alla mammella, dal colon alla tiroide.

Il 2025 è stato anche l’anno in cui la robotica ha fatto un salto deciso in avanti. Non come esercizio di potenza tecnologica, ma come strumento per ridurre il trauma, accorciare i tempi, rispettare i tessuti. L’arrivo dei nuovi sistemi Da Vinci, compreso il modello single port, ha portato a quattro il numero di robot chirurgici attivi. Il dettaglio che fa la differenza sta nella sensibilità: la tecnologia di Force Feedback restituisce al chirurgo la percezione della pressione, come se la macchina imparasse a sentire. Un paradosso solo apparente, che rende l’atto chirurgico più preciso e meno invasivo.

Lo stesso principio guida l’innovazione diagnostica. Il broncoscopio robotico Ion consente di raggiungere noduli polmonari minuscoli, nascosti nelle periferie del polmone, quelli che fino a poco tempo fa si potevano solo osservare, aspettando. Oggi quell’attesa può essere accorciata, e con essa il tempo che separa la diagnosi dalla cura. È un cambiamento che pesa, perché nella lotta ai tumori il tempo non è mai neutrale.

Attorno a questa tecnologia si muove un apparato diagnostico che continua a crescere. La radiologia senologica ha superato le undicimila prestazioni annuali, l’anatomia patologica ha lavorato su centinaia di profili genetici, la genetica oncologica ha accompagnato pazienti e famiglie nel delicato territorio del rischio ereditario. Medicina nucleare e radioterapia hanno confermato un’attrattività che va oltre i confini regionali, segno di una fiducia costruita nel tempo.

Ma il dato forse più significativo non sta nelle macchine. Sta in uno sportello. Il Servizio Oasi, attivo dalla scorsa estate, è pensato per chi affronta la terapia oncologica a casa, con farmaci orali che non fanno rumore ma chiedono attenzione assoluta. Qui la tecnologia si ferma un passo indietro e lascia spazio al colloquio, al controllo, alla spiegazione paziente. Farmacisti clinici affiancano i pazienti, li aiutano a non sbagliare, a riconoscere i segnali, a non sentirsi soli davanti a una terapia che entra nella quotidianità. È un lavoro silenzioso, ma decisivo, che tiene insieme sicurezza e fiducia.

Il passaggio tra 2025 e 2026 segna anche un ricambio importante nei vertici clinici. La direzione dell’oncologia medica passa a Teodoro Sava, mentre Stefania Gori, che ha guidato il reparto negli ultimi anni, concentra ora il proprio impegno sulla ricerca. Alla chirurgia senologica arriva Alessandra Invento, quarantenne, formazione internazionale, specializzazione in robotica mammaria. Due nomine che parlano di continuità e di sguardo lungo, più che di semplice avvicendamento.

Dentro questo quadro resta una consapevolezza netta: la malattia oncologica continua a essere una delle sfide più dure della sanità contemporanea, ma non è più una battaglia combattuta al buio. I dati nazionali raccontano un calo della mortalità e un numero crescente di persone che convivono con una diagnosi di tumore, o che da quella diagnosi sono uscite. A Negrar, la tecnologia sembra aver imparato una lezione semplice e difficile insieme: essere avanzata non basta, serve anche saper restare vicini.

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Last modified: Gennaio 28, 2026
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