Verona (martedì, 16 dicembre 2025) — Le porte, di solito, servono a separare. Qui invece fanno il contrario: mettono in comunicazione. A Verona alcune porte in legno, passate di mano in mano e di storia in storia, hanno cambiato funzione e colore, portando dentro le scuole un pezzo di mondo che di solito resta fuori dallo sguardo.
di Valeria Russo
Succede con A noi in-porta, il progetto promosso dal Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona, con il sostegno del Comune, che ha trovato una tappa simbolica nella scuola secondaria di primo grado Aosta, in via Trezza. Le porte restaurate e dipinte sono state inaugurate qui, dopo aver accompagnato per mesi il lavoro di persone recluse nella casa circondariale di Montorio. Oggetti quotidiani, segnati dal tempo, diventati superfici di racconto e di immaginazione.
Il passaggio è concreto: quelle stesse porte che hanno offerto, per qualche ora, una forma di evasione mentale all’interno del carcere, ora colorano le aule scolastiche, rompendo la neutralità degli spazi e introducendo una storia diversa, fatta di mani che hanno lavorato, pensato, immaginato. Una delle porte è stata sostenuta direttamente dalla consigliera comunale Chiara Stella, che in quella scuola ha insegnato, contribuendo alle spese del restauro come gesto di continuità e responsabilità.
Il progetto nasce dall’idea di creare un ponte tra le scuole del territorio e una parte di città che spesso resta invisibile. Attraverso il lavoro artistico, il carcere smette per un attimo di essere solo luogo di restrizione e diventa interlocutore. È questo il senso più profondo dell’iniziativa: permettere a ciò che è chiuso di affacciarsi, di dialogare, di entrare in relazione.
Il laboratorio artistico si inserisce nel percorso riabilitativo delle persone detenute, offrendo uno spazio di espressione che va oltre la routine quotidiana. Dipingere una porta significa fermarsi, scegliere, raccontare qualcosa di sé senza usare le parole, lavorare su un oggetto che non resta dentro ma viaggia, esce, cambia contesto.
L’obiettivo non è solo estetico. È umano. Spezzare la ripetizione dei giorni, introdurre un tempo diverso, meno rigido, più aperto. Un tempo in cui l’attenzione si sposta dal controllo alla creazione, dal rumore alla concentrazione, dalla chiusura alla possibilità di essere ascoltati, anche senza parlare.
Alla fine restano le porte, appese nelle scuole, con i loro colori e le loro tracce. Non cancellano le distanze, ma le rendono visibili e attraversabili. E ricordano che, a volte, basta cambiare il senso di un oggetto per aprire uno spazio nuovo, dentro e fuori.
Last modified: Dicembre 16, 2025

