Verona (mercoledì, 21 gennaio 2026) — All’Università di Verona un concorso vinto e archiviato torna improvvisamente al punto di partenza. Non per un ripensamento accademico, ma per una procedura di annullamento d’ufficio avviata dall’ateneo stesso. Il posto è quello di professore ordinario di Otorinolaringoiatria, il vincitore ha trentatré anni e un cognome che, in questa storia, pesa più del titolo.
di Valeria Russo
Riccardo Nocini, medico, aveva ottenuto l’incarico pochi giorni dopo la fine del mandato del padre, Pier Francesco Nocini, fino ad allora rettore dell’università. Un passaggio di consegne rapido, troppo rapido per non sollevare interrogativi. A portarli nello spazio pubblico è stato Matteo Hallisey, presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, che da settimane segnalava anomalie difficili da ignorare.
La selezione, infatti, presentava un dettaglio non secondario: un solo candidato. E non un candidato qualunque. Le regole stabiliscono che a concorsi di questo tipo non possano partecipare parenti diretti di figure apicali dell’ateneo o del dipartimento coinvolto. Ma non è l’unico nodo. Il bando prevedeva che il posto fosse destinato a un esterno, mentre il vincitore aveva già collaborato con l’Università di Verona. Una discrepanza che, letta a posteriori, assume il tono di una svista troppo conveniente.
Da qui la decisione dell’ateneo di avviare l’annullamento del concorso. Un atto che non chiude la vicenda, ma la riapre. Perché il punto non è solo un incarico da riassegnare, bensì il modello che continua a riprodursi nelle università italiane: carriere che accelerano in ambienti familiari, regole che sembrano piegarsi al contesto, merito evocato più che praticato.
Hallisey parla apertamente di sistema baronale. Un’espressione che può sembrare antiquata, ma che torna puntuale ogni volta che un concorso appare cucito su misura. Il rischio, altrimenti, è sempre lo stesso: che a vincere non siano i migliori, ma i più vicini. E che chi ha talento, ma non un cognome giusto o una porta aperta, scelga la via più semplice e più amara: andarsene.
Last modified: Gennaio 21, 2026

