Scritto da • 11:15 am• Verona, Attualità, Cronaca

Villa Pullè ritrova il respiro: quando la cura del verde diventa educazione civile

Verona (sabato, 20 dicembre 2025) — A Verona c’è un parco che torna a farsi attraversare, e non è solo una questione di sentieri ripuliti o di metri quadri recuperati. È una storia di pazienza, di mani giovani che lavorano dove prima c’erano rovi, e di un’idea semplice che prende forma: la cura come atto collettivo.

di Valeria Russo

Il 19 dicembre, nel verde di Villa Pullè, è stata presentata una porzione di parco restituita alla città. Un tratto ritrovato del Percorso del Re, rimesso in luce dentro un progetto dal nome esplicito, Un parco di opportunità, che tiene insieme scuola, formazione e cittadinanza attiva. Non una cerimonia autoreferenziale, ma il punto visibile di un lavoro lungo, fatto di presenza quotidiana e scelte coerenti.

Il cuore dell’intervento è una zona rimasta per anni ai margini, soffocata dalle sterpaglie alle spalle della villa. Lì si è cominciato con il gesto più elementare e necessario: liberare il terreno. Disboscare, ripulire, rendere di nuovo percorribile. Un’operazione che ha permesso di restituire senso e funzione a uno spazio dimenticato e che, passo dopo passo, ha ampliato la superficie recuperata fino a due ettari su sei complessivi. Un polmone verde che torna a essere tale, senza enfasi, ma con continuità.

Il Percorso del Re è la spina dorsale simbolica di questo ritorno. Centocinquanta metri riemersi su trecento totali, una linea che porta con sé una memoria precisa. Era il cammino che Umberto I percorreva per raggiungere Villa Pullè durante le sue visite a Verona. Oggi non è nostalgia, ma stratificazione: un passato che non viene esibito, ma riattraversato. La ricostruzione del tracciato è stata possibile grazie a documenti d’epoca e a una memoria paziente, che ha saputo rimettere insieme mappe e immagini senza trasformarle in reliquie.

A rendere questo progetto diverso è soprattutto chi lo ha realizzato. Studenti, docenti, formatori. Ragazzi che hanno imparato facendo, misurando il terreno, mappando l’area, studiando il giardino come un organismo vivo e non come una pagina di manuale. L’educazione civica, qui, ha smesso di essere una parola astratta ed è diventata pratica: un bene comune che prende forma attraverso il lavoro.

La riqualificazione non si è fermata alla pulizia. Ogni scelta ha seguito una logica circolare: il legno degli alberi pericolanti non è stato scartato, ma destinato a nuove panchine; le specie arboree da reintrodurre sono state selezionate guardando alla storia del luogo; nulla è stato aggiunto senza chiedersi se fosse coerente con ciò che già c’era. È una lentezza consapevole, che non insegue l’effetto immediato.

Il futuro di Villa Pullè è già disegnato a matita. Un percorso pedonale pensato anche come spazio didattico, una nuova illuminazione per rendere il parco vissuto e sicuro, il recupero dell’antico sistema irriguo, il ritorno di elementi scultorei lungo il cammino. Persino l’ingresso principale tornerà dov’era, come a ricucire una geografia interrotta.

In tutto questo non c’è l’illusione che basti un progetto per risolvere ogni cosa. C’è però una convinzione che regge l’intero impianto: la bellezza, quando viene curata, genera responsabilità. E i giovani, se messi nelle condizioni di farlo, sanno prendersene carico. Villa Pullè oggi respira di nuovo, non perché qualcuno l’ha salvata dall’alto, ma perché qualcuno ha scelto di starci dentro.

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Last modified: Dicembre 20, 2025
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