Verona (martedì, 07 ottobre 2025) — Una risparmiatrice veronese vittima di una frode informatica bancaria ha ottenuto giustizia: l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) ha condannato l’istituto di credito a rimborsarle la somma sottratta, pari a 4.950 euro. La vicenda risale al 2022, quando la donna era caduta nella trappola di un sms truffaldino apparentemente inviato dalla propria banca. Seguendo le istruzioni, la cliente si era vista addebitare un bonifico mai autorizzato.
di Matilde Molina
In un primo momento l’istituto aveva negato il rimborso, sostenendo che l’operazione fosse stata correttamente autenticata tramite SCA (Strong Customer Authentication), accusando la vittima di “colpa grave”. L’ABF, però, ha ribaltato la posizione della banca: secondo il Collegio, non sono state fornite prove sufficienti sull’effettivo rispetto delle procedure di sicurezza previste dalla normativa europea PSD2. In particolare, l’attivazione di un nuovo dispositivo di sicurezza (smartOTP) non sarebbe stata adeguatamente tracciata con l’autenticazione forte richiesta.
La decisione, sottolinea Adiconsum Verona, rappresenta un precedente significativo. Le banche non possono limitarsi a dimostrare la regolarità tecnica di un’operazione, ma devono provare puntualmente che ogni fase dell’autenticazione sia stata rispettata. In caso contrario, il rischio delle truffe digitali ricade sull’intermediario finanziario e non sul cliente.
Il fenomeno delle frodi online, dagli sms alle false comunicazioni bancarie, è purtroppo sempre più diffuso. Sentenze come questa rafforzano la tutela dei correntisti e rappresentano un monito per gli istituti di credito, chiamati a garantire sistemi di sicurezza realmente efficaci.
Last modified: Ottobre 7, 2025

