Verona (mercoledì, 24 settembre 2025) — Il fiume Fratta-Gorzone continua a presentare livelli preoccupanti di inquinamento a causa di scarichi industriali, Pfas, metalli pesanti e pesticidi. Nonostante alcuni interventi parziali, la bonifica strutturale non è mai iniziata. La consigliera regionale del PD, Anna Maria Bigon, chiede un piano concreto per tutelare cittadini, agricoltori e falde idriche. La questione solleva preoccupazioni ambientali, economiche e sanitarie in provincia di Verona.
di Matilde Molina
Le analisi condotte da Legambiente Veneto nell’ambito della campagna “Operazione Fiumi” confermano che la qualità delle acque del Fratta-Gorzone resta gravemente compromessa, lontana dai livelli minimi imposti dalle direttive europee. Scarichi industriali, metalli pesanti e pesticidi continuano a contaminare il fiume, mentre gli interventi pubblici, concentrati su collettori e tubazioni costose, non hanno prodotto benefici strutturali duraturi.
Anna Maria Bigon sottolinea la necessità di un piano di bonifica completo, che comprenda il letto del fiume, le sponde e le falde idriche correlate. La consigliera chiede tempi certi, responsabilità definite e risorse documentate per ogni fase, applicando il principio “chi inquina paga” con controlli rigorosi. Bigon evidenzia inoltre la necessità di garantire acqua pulita alternativa per uso agricolo e di superare soluzioni tampone o interventi parziali come il pompaggio dal canale Leb.
Secondo la consigliera, lo stallo attuale non tutela né la salute dei cittadini né le attività produttive locali. I rischi legati ai Pfas e agli altri contaminanti rendono urgente un’azione coordinata e trasparente. Bigon invita la Regione Veneto a intervenire con investimenti strutturali concreti, affinché la salvaguardia ambientale non resti un’emergenza rinviata.
Last modified: Settembre 24, 2025

