Verona (sabato, 10 gennaio 2026) — È durata poco, quella scritta sul muro. Abbastanza da farsi notare, abbastanza da generare imbarazzo, troppo poco per diventare abitudine. La targa che intitolava il nuovo edificio del polo universitario di Borgo Roma all’ex rettore Pierfrancesco Nocini non c’è più. Rimossa in silenzio, senza comunicati né spiegazioni ufficiali, come se bastasse un gesto discreto per riportare ordine in una storia che discreta non lo è mai stata davvero.
di Valeria Russo
L’edificio era stato inaugurato il 25 settembre, a ridosso della fine del mandato di Nocini, al termine di un ampio programma di interventi edilizi realizzati durante la sua guida dell’ateneo. L’intitolazione aveva colto di sorpresa molti, dentro e fuori l’università. Non tanto per l’edificio in sé, quanto per la scelta di dedicare una struttura pubblica a una persona ancora in vita, e per di più appena uscita di scena. Una decisione nata, pare, come gesto affettuoso di alcuni colleghi, una sorpresa pensata per salutare la fine di un incarico. Un regalo che però, invece di restare tale, ha iniziato subito a pesare.
Oggi l’Università di Verona, guidata dalla nuova rettrice Chiara Leardini, ha scelto di non commentare la rimozione della targa. Nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione esplicita. Ma il momento in cui questa scelta arriva è tutt’altro che neutro. L’ateneo si trova infatti al centro di una vicenda che ha superato da tempo i confini locali.
La Procura sta indagando sul concorso universitario che ha portato alla nomina a professore ordinario di Otorinolaringoiatria di Riccardo Nocini, figlio dell’ex rettore. Trentatré anni, unico candidato alla selezione, risultato vincitore pochi giorni dopo la conclusione del mandato del padre. Una coincidenza temporale che ha acceso più di un interrogativo. Parallelamente, l’università ha avviato anche un’indagine interna, nel tentativo di fare chiarezza su procedure e responsabilità.
Il caso, nel frattempo, è arrivato a Roma. In Parlamento sono state presentate interrogazioni che chiedono al Ministero dell’Università e della Ricerca di intervenire. Tra queste, quella firmata dal senatore Andrea Crisanti, che ha sollecitato l’invio di ispettori all’ateneo veronese. Al centro delle richieste c’è la verifica della compatibilità tra la posizione del giovane Nocini e il ruolo ricoperto dal padre nel periodo in cui era ancora rettore.
Non solo. L’attenzione si è allargata anche al percorso accademico e alla produzione scientifica del neo professore. Le interrogazioni chiedono di chiarire il contributo effettivo alle numerose pubblicazioni a lui attribuite, indicando per ciascuna il ruolo svolto e le fonti di finanziamento. Un lavoro di controllo minuzioso, che punta a distinguere merito, collaborazione e attribuzione formale.
In questo contesto, la targa rimossa assume un valore simbolico che va oltre il marmo e le lettere incise. Non è solo la fine di un’intitolazione discussa, ma il segnale di un disagio più profondo, di una comunità accademica chiamata a interrogarsi su trasparenza, opportunità e confini tra riconoscimento e opportunismo. Il nome è sparito dal muro. Le domande, invece, restano tutte lì.
Last modified: Gennaio 10, 2026

