Verona (lunedì, 22 settembre 2025) — A Verona, circa 60 mila pensionati con assegni medio-alti hanno perso, negli ultimi dieci anni, complessivamente 774 milioni di euro a causa del mancato pieno recupero dell’inflazione. A denunciarlo è lo Spi Cgil Verona, che richiama uno studio del centro ricerche “Itinerari previdenziali”, evidenziando come le pensioni siano da anni trattate come un “bancomat” dai governi.
di Matilde Molina
La criticità riguarda pensionati con redditi lordi tra 2.200 e 2.500 euro mensili, pari a circa 1.500-1.700 euro netti, e chi percepisce importi ancora più elevati, fino a 10 volte il trattamento minimo.
Secondo l’analisi, i pensionati che percepiscono 4-5 volte il trattamento minimo hanno perso in media un’intera annualità di pensione negli ultimi 14 anni, mentre chi supera questo scaglione ha registrato un calo secco del potere d’acquisto pari al 19%. Tradotto sul territorio veronese, si tratta di un trasferimento di ricchezza significativo dallo Stato verso i cittadini, che non beneficia dei pensionati più poveri ma viene gestito dall’esecutivo per altre misure.
Lo Spi Cgil ricorda come il fenomeno non sia recente: dal 1984, con l’abolizione della scala mobile e successive 16 rivisitazioni delle norme, i governi hanno progressivamente differenziato la rivalutazione delle pensioni per fasce di reddito. L’ultima misura del governo Meloni del 2024 prevede un trasferimento di 61 miliardi di euro entro il 2032 dai pensionati con reddito lordo mensile di 2.500 euro.
Secondo Adriano Filice, segretario dello Spi Cgil Verona, i pensionati colpiti hanno contribuito maggiormente al sistema fiscale e contributivo del Paese e subiscono un effetto duraturo: la perdita di potere d’acquisto si traduce in minori consumi e minore sostegno economico alle famiglie, con impatti sociali significativi sul territorio.
Last modified: Settembre 22, 2025

