Scritto da 7:25 pm Verona, Attualità, Sport, Top News home page

Due Olimpiadi, un solo orizzonte: la montagna che ricorda e guarda avanti

Verona (lunedì, 12 gennaio 2026) — Il tempo delle Olimpiadi non è mai solo futuro. È un filo teso tra ciò che è stato e ciò che sta per arrivare, un esercizio di memoria che serve a prendere slancio. A Verona questo filo prende forma negli spazi della Camera di Commercio di Verona, dove è stata inaugurata una mostra immersiva che accompagna il conto alla rovescia verso i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026.

di Valeria Russo

L’esposizione si intitola “Sport e montagna tra tradizione e innovazione. Cortina d’Ampezzo. Le due Olimpiadi” e costruisce un dialogo diretto tra il 1956, anno della rinascita e dell’eleganza mondana, e il 2026, segnato da tecnologia, sostenibilità e nuove responsabilità. Un racconto che non procede per nostalgia, ma per continuità. Curata dall’architetto Ugo Soragni e promossa da una rete di istituzioni che va dalla Regione del Veneto al Comune di Cortina d’Ampezzo, la mostra resterà aperta gratuitamente fino all’8 febbraio.

Il percorso è pensato come un viaggio sensoriale. Cimeli e immagini dialogano con ambienti multimediali: una fiaccola del 1956 affiancata a quella del 2026, un bob degli anni Cinquanta, manifesti storici, fotografie, plastici delle infrastrutture in costruzione. I filmati dell’Istituto Luce restituiscono l’atmosfera di una Cortina che seppe raccontare al mondo un’idea di modernità leggera, mentre le sezioni dedicate al futuro parlano di una “Olimpiade verde” che prova a misurarsi con il presente.

Sei spazi tematici scandiscono il racconto: dalle Dolomiti come paesaggio simbolico alle imprese sportive che hanno fatto storia, fino al tema dell’eredità che i Giochi lasceranno sul territorio. Ed è proprio su questo punto che si è concentrata buona parte degli interventi all’inaugurazione. Il sindaco Damiano Tommasi e il presidente della Provincia Flavio Massimo Pasini hanno sottolineato il valore di un evento che non si esaurisce nei giorni di gara.

Per Diego Ruzza, l’eredità olimpica non sta solo nell’emozione, ma nelle opere che resteranno: collegamenti, varianti stradali, accessibilità migliorata, a partire dall’Arena di Verona, che il 22 febbraio 2026 ospiterà la cerimonia di chiusura. Un pensiero condiviso da Paolo Arena, che ha ricordato il ruolo strategico della provincia veronese per l’economia regionale e la portata internazionale di una vetrina come questa.

La mostra è la terza tappa di un percorso itinerante già passato da Longarone e Padova. Stefano Longo ha parlato di comunità e memoria come strumenti per costruire futuro, mentre Antonio Santocono ha richiamato la responsabilità del sistema camerale nel valorizzare cultura e turismo.

Alla fine, ciò che resta è un’idea semplice e ambiziosa: lo sport come racconto collettivo, la montagna come luogo che non si limita a ospitare eventi ma li interpreta. Le Olimpiadi passano, le storie restano. E, se raccontate bene, continuano a camminare anche quando i riflettori si spengono.

Condividi la notizia:
Last modified: Gennaio 13, 2026
Close