Verona (lunedì, 26 gennaio 2026) — Nel trasporto pubblico locale la tradizione pesa quanto un autobus pieno all’ora di punta. Mestieri, ruoli, gerarchie si sono a lungo raccontati come naturali, quasi inevitabili, e spesso questa presunta naturalezza ha coinciso con un’idea molto ristretta di chi potesse fare cosa. A Verona, Atv ha deciso di mettere in discussione questa inerzia silenziosa, scegliendo di intervenire non sull’immagine, ma sulla struttura.
di Valeria Russo
L’ottenimento della certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere, rilasciata da Dnv, segna un passaggio che va oltre la dimensione simbolica. Non è una medaglia da appuntare alla giacca dell’azienda, ma un impegno che costringe a guardarsi dentro, a misurare processi, linguaggi, opportunità reali. In altre parole, a fare i conti con ciò che finora è stato dato per scontato.
La parità, qui, non viene trattata come un valore astratto o come una dichiarazione d’intenti buona per i comunicati. Diventa un criterio operativo, una lente attraverso cui ripensare la crescita professionale, l’accesso alle responsabilità, il riconoscimento delle competenze. L’obiettivo dichiarato è semplice e radicale insieme: eliminare stereotipi e pregiudizi che, spesso senza rumore, limitano percorsi e ambizioni.
In questo cambio di prospettiva, il centro non è occupato dal genere, ma dal lavoro. Conta ciò che si sa fare, come lo si fa, con quale livello di responsabilità e professionalità. Tutto il resto diventa rumore di fondo, finalmente irrilevante. È una scelta che richiede coerenza, perché non ammette scorciatoie né automatismi.
Atv prova così a dimostrare che anche in un settore storicamente segnato da ruoli rigidi si può aprire una strada diversa. Non una rivoluzione fatta di slogan, ma un aggiustamento profondo delle regole del gioco. Quando la parità smette di essere una parola buona per ogni stagione e diventa un metodo quotidiano, il cambiamento non fa clamore. Ma resta.
Last modified: Gennaio 26, 2026

