Verona (domenica, 05 ottobre 2025) — Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a settembre l’inflazione si è attestata all’1,6%. Un dato che, seppur stabile, continua a incidere pesantemente sulle famiglie veronesi e italiane, soprattutto per quanto riguarda i beni alimentari e i costi energetici. A lanciare l’allarme è Federconsumatori Verona, che sottolinea come l’aumento dei prezzi non accenni a diminuire e renda sempre più difficile sostenere le spese quotidiane.
di Matilde Molina
L’analisi evidenzia un’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari lavorati (+3,0%), dei beni energetici regolamentati (+14,0%) e non regolamentati (-5,2%). Lieve rallentamento invece per i beni alimentari non lavorati, che restano comunque a livelli alti (+4,8%). Il tasso relativo al carrello della spesa si attesta al +3,2%, con un impatto stimato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori in oltre 500 euro annui di spese aggiuntive per una famiglia media, di cui circa 185 euro solo per l’alimentare.
Le difficoltà economiche hanno portato le famiglie a rivedere le proprie scelte di acquisto. Secondo l’Osservatorio, i consumi di carne e pesce sono calati del 16,9%, con un orientamento verso tagli meno pregiati. Più della metà dei cittadini (51%) dichiara di ricorrere abitualmente a offerte e prodotti prossimi alla scadenza, mentre la spesa nei discount è cresciuta del 12,1%.
A pesare ulteriormente, ricorda Federconsumatori, ci sono fenomeni speculativi: l’Antitrust ha accertato un cartello delle compagnie petrolifere attivo tra il 2020 e il 2023, che avrebbe spinto al rialzo i prezzi dei carburanti e, di riflesso, dei beni trasportati.
Per arginare i rincari, l’associazione propone misure concrete: rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo, creazione di un fondo contro la povertà energetica e alimentare, risorse per sanità e istruzione, una riforma fiscale equa e controlli severi lungo le filiere per evitare speculazioni.
Last modified: Ottobre 5, 2025

