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Veneto, allarme medici di famiglia: “Servono più formazione e una specializzazione universitaria”

Verona (domenica, 05 ottobre 2025) — La carenza di medici di famiglia in Veneto è sempre più grave e rischia di compromettere la qualità delle cure primarie. Se ne è discusso sabato 4 ottobre 2025, alle ore 11, alla Costa in Bra a Verona, durante una conferenza stampa organizzata dal Partito Democratico e dedicata al tema “Specializzazione universitaria della medicina di famiglia per la promozione delle cure primarie”.

di Matilde Molina

Presenti la consigliera regionale Anna Maria Bigon e il medico in pensione Guglielmo Frapporti, già segretario provinciale della Fimmg, entrambi candidati alle prossime elezioni regionali.

Secondo i dati illustrati da Bigon, tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale in Veneto sono passati da 3.094 a 2.743, con una diminuzione di 351 unità pari all’11%. Oggi mancano quasi 2.000 incarichi, mentre il rapporto medio è salito a 1.550 pazienti per medico, uno dei più alti d’Italia. Con una recente delibera regionale è stato addirittura autorizzato un massimale di 1.800 pazienti per ciascun professionista, un carico giudicato insostenibile.

Il problema riguarda anche i pediatri, calati nello stesso periodo da 549 a 489. «Non solo mancano i medici – ha sottolineato Bigon – ma l’età media è sempre più elevata: oltre il 60% ha più di 21 anni di servizio, mentre i giovani sono pochissimi».

Per Frapporti il punto di svolta risale al 2012, quando il piano sanitario regionale determinò la chiusura di lungodegenze e ospedali territoriali. Da allora i medici di famiglia hanno dovuto farsi carico soprattutto di pazienti anziani, fragili e cronici. «Se saltano le cure primarie – ha dichiarato – salta la medicina territoriale».

La proposta del PD prevede l’istituzione di una specializzazione universitaria in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie, con durata quadriennale, equiparazione alle altre discipline e borse di studio adeguate. Tra i contenuti principali: creazione in ogni Ateneo di un dipartimento integrato Università–Servizio sanitario regionale, utilizzo della rete delle aziende sanitarie per i tirocini e equiparazione delle borse di studio a quelle delle altre specializzazioni.

Secondo Bigon, la riforma permetterebbe di allineare l’Italia agli standard europei, rendere più attrattiva la professione e ridurre accessi impropri ai pronto soccorso, oggi oltre il 50% in codice bianco.

«Il Parlamento agisca con urgenza – ha concluso Bigon –. Ogni giorno senza riforma aggrava la carenza di medici e la fatica dei professionisti rimasti. Difendere la medicina di famiglia significa difendere la sanità pubblica e garantire ai cittadini cure più vicine, giuste e sostenibili».

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Last modified: Ottobre 5, 2025
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