Verona (sabato, 13 settembre 2025) — Una giovane veronese, incinta, ha perso il bambino che portava in grembo a causa delle percosse del compagno. L’uomo, condannato per maltrattamenti aggravati, la picchiava quotidianamente: calci, strattoni, oggetti scagliati addosso. Una vicenda drammatica, emersa solo quando la donna ha trovato la forza di denunciare, che testimonia come la violenza sulle donne in gravidanza non sia un fenomeno isolato. Anche a Verona, infatti, i casi restano sommersi ma esistono, confermando un problema spesso sottovalutato.
di Matilde Molina
Secondo l’Istat, in Italia il 10% delle donne in gravidanza subisce violenza dal partner. Nel 70% dei casi, le aggressioni aumentano proprio durante l’attesa di un figlio; nel 6% iniziano dopo il concepimento. L’Organizzazione mondiale della sanità riporta che una gestante su quattro subisce violenza: quella psicologica è la più diffusa (26%), seguita da quella fisica (10%) e sessuale (9%). Numeri che dimostrano l’urgenza di strumenti efficaci di prevenzione e intervento.
Per rispondere a questa emergenza, l’Università di Verona ha avviato il progetto europeo I-Cope, partito lo scorso giugno e coordinato dal professor Simone Garzon con la collaborazione dei docenti Stefano Uccella e Valeria Donisi. L’iniziativa, che durerà due anni, coinvolge anche l’Università di Brescia, quella della Danimarca del Sud, l’Aoui di Verona e diverse realtà locali, con il sostegno del Comune e dell’Ordine provinciale delle Ostetriche.
L’obiettivo è sviluppare strumenti innovativi per l’individuazione precoce della violenza e la protezione delle vittime. Tra le azioni previste figurano:
- la revisione e l’adattamento degli strumenti di rilevazione;
- la creazione di un sistema digitale di screening precoce;
- percorsi di supporto per coppie a rischio e futuri genitori.
«I-Cope permetterà di intervenire tempestivamente, tutelare le donne e prevenire nuovi episodi, ma anche di supportare i partner in difficoltà» sottolineano i promotori.
Last modified: Settembre 13, 2025

