Scritto da 8:55 pm Verona, Attualità, Cronaca, Politica

Verona, due piazze e una sola domanda: quanto rumore fa il silenzio sull’Iran

Verona (mercoledì, 14 gennaio 2026) — C’è una città che sabato si dividerà in due piazze, ma non in due coscienze. A Verona, il 17 gennaio, la giornata scorrerà come una lunga veglia civile dedicata all’Iran, a ciò che accade lontano eppure insiste nel bussare alle porte dell’Europa con la forza di una domanda scomoda: fino a quando si può guardare senza vedere.

di Valeria Russo

La mattina, alle dieci, Piazza dei Signori diventerà un luogo di parola pubblica. Qui la sezione veronese di Amnesty International ha chiamato a raccolta cittadini e forze politiche, tra cui il Partito Democratico, per raccontare un Paese in cui la repressione non è un eccesso ma un metodo. Un sistema che risponde alle proteste con la forza illegale, con armi, pestaggi, arresti di massa, e che ha scelto l’oscurità come alleata spegnendo internet e comunicazioni, per rendere invisibile ciò che accade.

Quando le notizie filtrano lo fanno come acqua da una diga lesionata, portando con sé storie di condanne sommarie, violenze, carceri piene e famiglie costrette a mentire pur di sopravvivere. I numeri, sempre imperfetti, parlano di migliaia di morti, in gran parte giovani, ragazzi che non hanno fatto in tempo a diventare adulti.

È la coda lunga di una stagione di proteste che ha già un nome inciso nella memoria collettiva, quella rivolta che nel 2022 aveva messo insieme tre parole semplici e potentissime, donna, vita, libertà. Oggi quelle parole tornano come un’eco, più stanca ma non domata, mentre la crisi economica stringe e il dissenso viene trattato come una colpa da estirpare.

Dal fronte politico locale arriva una presa di posizione che prova a tenere insieme solidarietà e misura. Le voci democratiche insistono su un punto: chi scende in strada in Iran lo fa in modo pacifico, spinto da privazioni materiali e civili che non lasciano più spazio alla rassegnazione. Si chiede il coinvolgimento della comunità internazionale, dell’ONU, e un isolamento diplomatico del regime, respingendo però l’idea di scorciatoie militari che tradirebbero proprio quella richiesta di libertà che si dice di voler difendere.

Nel pomeriggio, dalle due alle quattro, il testimone passerà a Piazza Cittadella. Qui l’iniziativa promossa da Arvari Naser sceglie un altro registro, dichiaratamente pacifico e apartitico. Un palco, gazebo informativi, il tempo lento di una manifestazione statica pensata per spiegare, più che per gridare. L’obiettivo è lo stesso, però: ricordare che le violazioni dei diritti umani, le discriminazioni, le limitazioni quotidiane alla libertà di espressione non sono astrazioni geopolitiche ma fatti concreti che riguardano persone reali, oggi, in Iran.

Due piazze, una mattina e un pomeriggio, modi diversi di stare insieme. A unirli non è solo l’indignazione, ma una scelta più sottile e forse più faticosa: non accettare che il silenzio diventi normalità. Perché anche il silenzio, quando è sistematico, finisce per somigliare troppo a una forma di complicità.

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Last modified: Gennaio 14, 2026
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