Verona (sabato, 31 gennaio 2026) — La Valpolicella ha superato una soglia simbolica e concreta insieme. Per la prima volta, più della metà dei vigneti della denominazione adotta pratiche sostenibili certificate. Non è un dettaglio tecnico, è un cambio di paesaggio. Lo raccontano i numeri diffusi a Verona dal Consorzio tutela vini Valpolicella, nel contesto di Amarone Opera Prima, la vetrina annuale in cui il territorio si guarda allo specchio e misura il proprio stato di salute.
di Valeria Russo
Nel 2025 la superficie vitata ecocompatibile arriva al 53 per cento del totale, in crescita netta rispetto al 42 per cento dell’anno precedente. Un balzo che vale circa mille ettari in dodici mesi e che porta la sostenibilità certificata a insistere oggi su quasi 4.700 ettari, a fronte di una denominazione che nel complesso ne conta poco più di 8.600. Il dato più rilevante non è solo la quantità, ma la direzione: a trainare l’aumento non è tanto il biologico, in lieve flessione, quanto l’adesione sempre più diffusa al sistema ministeriale Sqnpi, che certifica una produzione integrata attenta all’impatto ambientale sia in vigna che in cantina.
La fotografia restituisce un territorio che ha scelto di non subire il racconto green, ma di usarlo come strumento competitivo. La sostenibilità non come ornamento, ma come leva. Una scelta che intercetta una domanda precisa, soprattutto nei mercati del Nord Europa e del Nord America, dove il valore ambientale non è più una nota a margine ma un criterio di selezione. In tre anni la certificazione Sqnpi è più che raddoppiata, segno che la transizione non riguarda poche aziende bandiera, ma un corpo produttivo che si sta muovendo in modo coordinato.
Accanto alla vigna, resta però il termometro del mercato. Il 2025 si chiude come un anno complicato, segnato da tensioni internazionali e consumi prudenti, ma con segnali di recupero nella parte finale. L’imbottigliato complessivo registra cali più contenuti di quanto si temesse all’inizio dell’anno: l’Amarone arretra del 2,4 per cento, il Valpolicella del 2,7, il Ripasso del 3,7. Numeri che raccontano una frenata, non una crisi strutturale, in un contesto che resta fragile.
Sul fronte estero, la Valpolicella tiene meglio della media nazionale dei rossi Dop fino a 15 gradi. Nei primi dieci mesi dell’anno il valore cala del 2,1 per cento, a fronte di una flessione tripla a livello italiano. A pesare, soprattutto nella seconda parte dell’anno, sono i dazi statunitensi, che incidono in modo sensibile sul valore, insieme a contrazioni marcate in alcuni mercati storici del Nord Europa. Ma il quadro non è uniforme. Canada, Germania, Svezia, Regno Unito e Paesi Bassi mostrano segni di vitalità, confermando che la denominazione continua a trovare ascolto dove la reputazione è solida e la proposta chiara.
In controluce, emerge un messaggio semplice: la Valpolicella sta provando a tenere insieme due fronti che spesso procedono separati. La responsabilità ambientale e la tenuta economica. Non sempre il percorso è lineare, non sempre i numeri sorridono. Ma la direzione, oggi, appare meno incerta di ieri. E nei filari, prima ancora che nei report, qualcosa è già cambiato.
Last modified: Gennaio 31, 2026

