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Il conto lungo delle Olimpiadi

Verona (venerdì, 6 febbraio 2026) — Le Olimpiadi, prima ancora di essere un evento, sono una promessa che si misura col tempo. Milano-Cortina non fa eccezione. Mentre le delegazioni arrivano, le piste vengono provate e la macchina organizzativa gira a regime, il vero movimento è quello che scorre sotto la superficie: cantieri, prenotazioni, flussi, attese. Un’economia che ha iniziato a muoversi anni fa e che, secondo le stime, continuerà a farlo ben oltre l’ultima medaglia.

di Valeria Russo

I numeri messi in fila dal Centro studi di Unimpresa raccontano una storia che non si esaurisce nei quindici giorni dei Giochi. L’impatto complessivo stimato è di 6,1 miliardi di euro, distribuiti su un arco temporale che arriva fino al 2050. Non solo spesa diretta, ma turismo che resta, infrastrutture che cambiano l’uso dei territori, effetti moltiplicativi che sedimentano lentamente, come la neve battuta che diventa pista.

Il Veneto intercetta la fetta più consistente dopo la Lombardia: 2,1 miliardi di euro, pari al 34 per cento del totale nazionale. Rapportati al prodotto regionale, valgono circa l’1,7 per cento del PIL. Un dato che pesa più delle percentuali lombarde e che racconta il ruolo centrale di Cortina, delle Dolomiti rese più accessibili, di Verona come snodo logistico e sede di eventi collaterali. È lì che i Giochi si trasformano in infrastruttura quotidiana.

La preparazione, tra il 2020 e il 2025, ha già assorbito oltre due miliardi tra cantieri, progettazione e servizi. Febbraio 2026, da solo, vale 1,3 miliardi, concentrati nella spesa turistica e nell’operatività piena dell’evento. Poi viene il dopo: prima l’onda lunga dei dodici mesi successivi, quindi una legacy che si assottiglia ma non scompare, fino a diventare valore residuo, mobilità migliorata, attrattività più solida.

Il turismo è il cuore pulsante di questa dinamica. Durante i Giochi la spesa diretta supera il miliardo, con milioni di presenze, soggiorni brevi ma intensi, una distribuzione che premia alberghi, ristorazione, trasporti e commercio locale. Nei due anni successivi, l’effetto immagine porta altri visitatori, meno legati all’evento e più al territorio, con permanenze più lunghe e una spesa più diffusa.

Il lavoro segue la stessa traiettoria. Oltre 36 mila unità occupazionali complessive, tra dirette e indirette, per un reddito generato che supera 1,7 miliardi di euro. Non tutti posti stabili, non tutti uguali, ma abbastanza da incidere sui consumi e rimettere in circolo risorse.

Alla fine, il bilancio delle Olimpiadi non è solo un conto economico. È un racconto di tempo: quello investito prima, quello concentrato durante, quello che resta dopo. E che, se tutto va come previsto, continuerà a produrre effetti molto oltre l’eco dell’ultima gara di Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

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Last modified: Febbraio 6, 2026
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